

77. Il fascismo e l'organizzazione del tempo libero.

Da: V. De Grazia, Consenso e cultura di massa nell'Italia
fascista. L'organizzazione del dopolavoro, Laterza, Bari, 1981.

Uno dei pi efficaci strumenti per la normalizzazione del
fascismo, ossia per farlo sentire come normale, connaturato alla
societ italiana, fu senza dubbio l'opera nazionale dopolavoro, un
ente governativo appositamente istituito per l'organizzazione del
tempo libero. Essa infatti, come osserva nel seguente passo la
studiosa americana Victoria De Grazia, se da una parte consent
l'accesso ad attivit culturali e ricreative a molti lavoratori,
che, date le loro condizioni economiche, difficilmente avrebbero
potuto fruirne, dall'altra monopolizz la gestione del tempo
libero, in modo che questo non offrisse occasione di aggregazione
autonoma delle masse e fornisse ulteriori spazi alla propaganda a
favore del regime.


A met degli anni Trenta il regime fascista aveva apportato dei
cambiamenti impressionanti all'organizzazione del tempo libero.
Tramite azioni politiche destinate subito ad abbattere
l'aggregazione di classe degli svaghi del tempo libero, a ottenere
con una mediazione l'ammissione a nuovi modelli consumistici e
passatempi ricreativi, nonch a estendere la rete delle
comunicazioni di massa, esso aveva agito in veste sia di promotore
che di patrocinatore di un nascente tempo libero di massa. In tal
modo i passatempi ricreativi popolari, che in passato costituivano
le espressioni altamente individuali della sociabilit di gruppo,
furono soggetti a una crescente standardizzazione, mentre le
associazioni che li patrocinavano assumevano una nuova identit
nazionale mediante la loro comune aggregazione all'OND [opera
nazionale dopolavoro, istituita nel maggio del 1925]. Migliaia di
nuove sedi dopolavoristiche erano state istituite dove in
precedenza mancavano impianti ricreativi o addirittura qualsiasi
svago organizzato per il tempo libero. Centinaia di migliaia di
persone, che prima avevano avuto poco o nulla a che fare con
l'organizzazione di svaghi ricreativi, furono coinvolte in
attivit che le portarono a contatto di gente proveniente da altre
regioni e da altri gruppi professionali.
L'organizzazione del tempo libero su vasta scala non era affatto
limitata all'Italia; analoghi sviluppi si possono identificare
ovunque nelle nazioni capitalistiche occidentali durante i decenni
interbellici, con l'invenzione di nuove tecniche di comunicazione,
con l'estensione di nuovi modelli consumistici e con il nascere di
industrie del tempo libero sul piano commerciale. Ci che
distingueva il sorgere del tempo libero di massa in Italia era
l'alto livello dell'intervento dello stato nell'operazione. In tal
modo il coordinamento obbligatorio di migliaia di attivit
culturali autonome e popolari, che avevano rinforzato la coesione
delle comunit del proletariato, acceler in maniera drammatica la
loro integrazione nella vita nazionale. Riducendone l'autonomia e
dettando regole di condotta per le loro attivit, l'OND obblig le
associazioni popolari a partecipare agli svaghi nazionali
ufficialmente autorizzati. Per di pi, essa ag per sormontare un
ostacolo pi importante alla partecipazione alla vita pubblica,
vale a dire al basso livello del consumo popolare. Se l'ammissione
popolare alle abitudini consumistiche di massa fosse stata
lasciata alle forze del libero mercato, si potrebbe supporre che
le abitudini del tempo libero sarebbero rimaste per lo pi
tradizionali, alcuni bisogni popolari sarebbero rimasti
insoddisfatti e lo stesso regime sarebbe stato privato di un
importante mezzo per assimilare la popolazione attiva nei
passatempi nazionali. Stando cos le cose, la stessa OND si
comport da intermediaria per predisporre l'ammissione ad attivit
che molti lavoratori, a causa del loro basso potere d'acquisto,
non avrebbero potuto assolutamente ottenere dalle industrie del
tempo libero mosse da interessi commerciali.
Tuttavia, l'organizzazione fascista del tempo libero di massa non
fu del tutto contrastante con un ordine sociale profondamente
disuguale. In realt, nonostante tutte le asserzioni di aver
democratizzato le attivit del tempo libero, il carattere
classista del suo programma era, come abbiamo visto, spiccato. Il
pubblico del dopolavoro era confinato alle matines del sabato o
agli spettacoli speciali, alle file pi arrampicate di galleria e
agli scompartimenti ferroviari di terza classe, mentre gli
impianti ricreativi a uso popolare erano spesso rudimentali.
Inoltre, l'organizzazione fascista del tempo libero introdusse una
nuova differenza nella condizione sociale all'interno delle
attivit ricreative. Le distinzioni tra l'appassionato e il
professionista, tra il dilettante e l'esperto, si accentuarono; il
teatro nobile e gli sport d'lite sempre pi si
commercializzavano e si trasformavano in professione, mentre le
categorie degli sportivi appassionati e degli attori dilettanti
per passione e non per ambizione - vale a dire di quei
passatempi definiti popolari - venivano rese formali. L'OND non
cerc neanche di sostituire programmi di addestramento o
attrezzature che avrebbero potuto procurare l'accesso da un
settore all'altro. Finalmente, i bassi livelli del consumo
popolare erano sempre un ostacolo alla partecipazione e
all'estensione degli impianti, che l'intervento dello stato poteva
superare soltanto in parte.
Nonostante i limiti imposti all'organizzazione proprio dal
carattere della societ in cui operava, nondimeno l'OND giov alla
politica fascista in molti modi significativi. L'ente governativo
regolament con efficacia o sostitu quelle forme di
organizzazione culturale proletaria, che avevano conferito
coesione alla comunit della classe lavoratrice. Anche quando
queste strutture rimasero pi o meno intatte, l'OND in realt fece
suo tutto un assortimento di giochi e di passatempi. In questo
modo, essa incorpor quelle che in precedenza erano state
giudicate espressioni autonome sociali dentro la vita sociale
dello stato fascista, fondendo attivit non ufficiali con l'essere
competitivi e collegandole con le attivit del regime.
Pu darsi che i lavoratori sarebbero stati serviti in maniera
uguale, se non migliore, sotto un regime liberale. Rimane il fatto
che in Italia le recenti forme di consumo, gli svaghi ricreativi
organizzati e i mezzi di comunicazione di massa si svilupparono
contemporaneamente al fascismo; se non erano attribuiti al
benevolo intervento del regime come voleva la propaganda fascista,
vi venivano come minimo collegati. Le nuove forme di tempo libero,
mentre nelle societ democratiche le si sperimentava come
acquisizioni in gran parte individuali, nell'Italia fascista
erano, per cos dire, concesse collettivamente e strettamente
legate alla beneficenza dello stato. Oltre a soddisfare i bisogni
sociali, anche se in maniera deformata, l'organizzazione fascista
del tempo libero dava al regime un'ossatura istituzionale assai
articolata, che gli consentiva di approvvigionare la propria
produzione culturale a un livello di massa; tramite le locali
sezioni dopolavoristiche e le attivit che esse patrocinavano, la
politica culturale fascista raggiunse un immenso pubblico
popolare.
